lunedì 13 marzo 2023

Forse non tutti sanno che...


Nell'antica Roma, la criminalità era una realtà come in qualsiasi altra società.

Secondo gli studiosi, il primo vero "padrino" di un'organizzazione criminale fu Clodio, attivo tra gli anni 59 e 50 a.C. La sua rivalità con l'ex gladiatore Milo e il suo gruppo di schiavi armati ha fatto la storia dell'antica Roma.

Clodio era un politico romano, noto per la sua ricchezza e il suo potere. Era un populista, che cercava il sostegno delle masse con la distribuzione di cibo e il finanziamento di giochi e spettacoli. Tuttavia, aveva anche un lato oscuro, e si dice che abbia iniziato a organizzare attività criminali per finanziare le sue attività politiche.

La sua organizzazione criminale era composta da schiavi e disperati, che commettevano furti, rapine e omicidi su sua richiesta. In cambio, Clodio forniva loro protezione e denaro. La sua attività criminale raggiunse il suo apice durante la Guerra Civile tra Giulio Cesare e Pompeo, quando Clodio organizzò un gruppo di bande armate per mantenere il controllo delle strade di Roma.

La rivalità tra Clodio e Milo, ex gladiatore diventato politico, si intensificò quando Clodio iniziò a prendere in prestito i "servizi" dei gladiatori di Milo come guardie del corpo. In risposta, Milo organizzò un gruppo di schiavi armati per proteggere se stesso e la sua fazione politica. Ciò portò a un aumento della violenza nelle strade di Roma, culminando in un attacco a Clodio nel 52 a.C., che fu ucciso con 30 coltellate.

La morte di Clodio portò a una maggiore violenza e instabilità a Roma, con bande criminali che cercavano di prendere il controllo delle strade. Tuttavia, la rivalità tra Clodio e Milo ha fatto la storia dell'antica Roma, e la sua eredità continua ad essere studiata dagli storici moderni.

In conclusione, l'antica Roma non era immune alla criminalità, e Clodio è stato il primo vero "padrino" di un'organizzazione criminale nella storia romana. La sua rivalità con Milo e il suo gruppo di schiavi armati è stata una delle più famose della storia di Roma e ha avuto un impatto duraturo sulla società dell'epoca.

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Nel sistema giuridico dell'antica Roma, l'omicidio era considerato uno dei reati più gravi e veniva punito con la morte. Tuttavia, la gestione dell'omicidio era diversa a seconda delle circostanze.

Nel caso in cui un cittadino uccidesse un altro cittadino, l'accusato doveva essere processato di fronte al tribunale. In questo caso, era importante dimostrare la colpevolezza dell'imputato e l'accusa doveva essere sostenuta da prove concrete e testimonianze.

Tuttavia, se l'omicidio era stato commesso accidentalmente o in legittima difesa, l'imputato poteva richiedere il giudizio della triade degli dei capitolini. In questo caso, l'accusato doveva recarsi nel tempio della triade e invocare il loro giudizio. Gli dei venivano chiamati a decidere se l'omicidio era stato commesso per legittima difesa o per accidente, e se fosse stato ritenuto tale, l'accusato sarebbe stato scagionato.

Inoltre, l'omicidio commesso da uno schiavo o da un estraneo era gestito in modo diverso. In questo caso, l'accusa non veniva sostenuta da prove o testimonianze, ma l'arresto dell'imputato era sufficiente per dimostrare la sua colpevolezza. L'imputato veniva quindi punito con la morte.

In generale, la gestione dell'omicidio nell'antica Roma era severa e rigorosa, ma era influenzata dalle circostanze specifiche del reato.

Vieni con me nel porto di Tangeri


L'oro del Marocco si trova a Tangeri: la città ribelle, violenta, dal bacio feroce che ti azzanna alla gola, una fama nera legata alla droga e alla prostituzione. Tangeri trasformata completamente grazie allo sviluppo del porto industriale, affacciata su un braccio di Mediterraneo di 14 chilometri, lì dove Ercole separò l'Africa dall'Europa. 

Nei giorni limpidi si vede la costa spagnola dall'altro capo dello stretto dominato dalla rocca di Gibilterra. L'Europa è a poca distanza, si può stendere il braccio e farsela con facilità. Tangeri, una popolazione di un milione di abitanti ufficiali e un’altra enorme e sconosciuta di migranti nascosti come fantasmi in casette, cunicoli, boschi, fogne, cantinole e garage. 
Una città che ha preso il largo come centro portuale di interesse internazionale.

Tangeri che convive tra morte e futuro, tra speranza e degrado, in bilico tra un futuro pieno di promesse e un passato sempre troppo prossimo. È la città dei petit taxi tra spaziosi viali, golf club e il centro ippico. Aiuole curate si specchiano tra le enormi ville e i caffè eleganti, ma il salto nel buio avviene all’improvviso, dal lusso e dal benessere alla fame e alla disperazione. 
Così, imponenti viali moderni si trasformano velocemente in meandri di budelli di strade in terra battuta e polvere, dove bambini giocano davanti a negozietti rabberciati, mentre un rinsecchito cane randagio pascola tra i rami secchi e la spazzatura all’ombra di un minareto.

Tangeri, sulla collina di Rah Rah, le case, in realtà stanzette, sono la dimora di folti gruppi di rifugiati stipati come topi in tubi di Pringles al formaggio, dove i boschi attorno sono lo scenario di tendopoli improvvisate, stracci stesi al sole, fornelletti di brace di rottami. Tangeri dove l'Hashish ha costruito la marina, i viali, gli eleganti palazzi, i piano bar in stile parigino e le aiuole fiorite tutto l'anno: la facciata cittadina è stata rifatta dalla droga, il suo lifting è pompato dai soldi e droga liquida sottopelle, sottotraccia.

da Pizzakebab, il mio libro sulle mafie italiane ed estere in Italia.

Pizzakebab: immigrazione, criminalità e conquista delle etnie straniere